La lunga notte di Giacobbe

Il messaggio di Cristo nel mio sogno di bellezza

DA CHI ANDREMO?

Voler dire tante cose… e non avere niente da dire.
Così mi sono ritrovata a gestire la mia emotività in questo ultimo mese di quarantena. Un subbuglio di domande che non trovavano risposta o di considerazioni che cozzavano l’una contro l’altra.

Quante parole abbiamo sentito dai media in questi due mesi e mezzo di pandemia! Parole che hanno composto discorsi chilometrici per nascondere verità che forse non sapremo mai. Ma si percepisce che siamo stati travolti da uno tsunami ben architettato. Da chi? Anche questo, forse, non lo sapremo mai. Sono i direttori delle economie mondiali a determinare il destino del mondo, i Caifa sempre redivivi che sono soliti applicare quella regola spietata “E’ meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca un’intera nazione.” (Gv 11,50)
Siamo stati inglobati in una promessa di finto benessere che soddisfa i desideri sul nascere, e, abbattute le barriere della territorialità e stagionalità, i bisogni sono diventati uguali per tutti, standard.
Ma noi siamo tutti diversi, e la diversità chi l’ha detto che è inumana e va superata?
In tutto questo marasma, che non sfugge all’occhio di chi non si ubriaca dell’illusorio ottimismo della serie: “andrà tutto bene!”, poi succede l’imprevisto. E la colpa è sempre di quella maledetta umiltà che non si sa come si faccia strada. Un medico trova il modo per uscire dalla pandemia, un uomo che ha la caratteristica di essere essenzialmente umile, con l’unico desiderio di aiutare i malati di covid 19 a guarire. E’ una bella notizia! E perché allora se ne parla poco e sottovoce? Domanda senza risposta.
Cosa ci prospetta l’immediato futuro? Qui la risposta la possono dare anche i meno accorti. Basta ascoltare l’appello disperato dei piccoli e medi imprenditori che, paralizzati dalla burocrazia, sono al collasso e chiedono aiuto. Sono tutte quelle persone che hanno sostenuto la nostra economia e evitato, fino a ieri, l’affondo della nostra meravigliosa Nazione. Tappiamoci le orecchie e rifugiamoci nei social! E qui, dove spopolano Bruttura e Indecenza, divaghiamo, annegando nelle menzogne.

Forse è meglio non parlare, meglio stare zitti.
Meglio il silenzio.
Ed è stato in questo silenzio che, finalmente, la mente e l’anima si sono acquietati e accordati. Un silenzio che ora deve diventare creativo. E mi ritorna, preponderante, il tema a me tanto caro della “Bellezza.”
Se mettessimo al bando il Brutto, che fa rattristare e demotivare, e cercassimo quella Bellezza che davvero potrà salvare il nostro mondo interiore!
Bellezza che genera vita, bellezza per donare gioia, bellezza che ci trasforma e contagia.
Quel desiderio che il mondo globalizzato sta tentando di distruggere è il leitmotiv della nostra vita che dà origine ai nostri sogni, perché il sogno non è altro che il desiderio di bellezza che vive nell’anima, quella peculiarità che ci rende pezzi unici. Ribelliamoci alla dittatura del pensiero unico che raggiungere ad ogni costo il benessere deve diventare l’obiettivo della nostra vita! Il desiderio soddisfatto sul nascere ci toglie ogni input, senza il desiderio veniamo spersonalizzati, svuotati della nostra pura essenza: creature alla ricerca costante della felicità. E’ grazie a questa ricerca che si costruisce bellezza eterna, per noi e per gli altri, e l’arte ne è una delle espressioni più significative. Tutto questo ci porta alla somma Bellezza: Dio, bellezza tanto antica e tanto nuova. (Sant’Agostino – Tardi t’amai)
Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. (Gv 6, 67-68)

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