La lunga notte di Giacobbe

Il messaggio di Cristo nel mio sogno di bellezza

KERIGMA

Kerigma non è il silenzio surreale dalla consistenza di un crepuscolo uggioso, calato su una piazza san Pietro vuota, sabato sera.
Kerigma è la voce della speranza, dalle sembianze di un’iridescenza azzurrina che permeava l’aria nell’ora di preghiera voluta da papa Francesco, che sapeva tanto di nuova aurora, come quella del mattino di resurrezione.

E’ la potenza di un gesto, quello del nostro papa quando ha elevato al cielo la Gloria di Dio, Gesù, salvezza degli uomini, per irradiare la certezza a tutto il mondo che Dio è con il suo popolo.
Intanto il canto “Adoro Te devote” di Tommaso d’Aquino per poco spauriva gli animi.

Kerigma è l’annuncio di gioia di quel mattino di Pasqua in cui i discepoli di Gesù si resero conto che il loro maestro era veramente risorto: il Cristo di Dio aveva vinto la morte.
Questo è il Kerigma che oggi richiama noi cristiani a riscoprire l’annuncio della salvezza in tutta la sua purezza e in tutta la sua freschezza originale.
A questo proposito, in una conversazione con Antonio Spadaro, il papa dice: «La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ha salvato”. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali.»

Qualcosa sta cambiando per sempre nel modo di concepire e di vivere la vita. La gente è disorientata, che proposte abbiamo noi cristiani da offrire?
Una sola, quella di sempre: il KERIGMA, disincrostato da duemila anni di storia cristiana. Il papa, nella sua apparente solitudine, nell’ora di preghiera a piazza san Pietro, ci ha trasmesso la necessità di ritornare alle origini dell’annuncio della buona novella: questa è la risposta che il mondo attende.

Nei balconi adesso c’è silenzio, ma la speranza non ha smesso di cantare.
Sabato sera ne abbiamo avuto la certezza: nella barchetta della nostra vita, in balia ad una terribile tempesta, non abbiamo imbarcato un Dio che dorme!
Alla fine di tutto cosa ci resterà? La consapevolezza di essere assolutamente vulnerabili.
E’ da queste basi, apparentemente fragili, che andremo a ricostruire la nostra vita: il nostro nuovo inizio.

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