La lunga notte di Giacobbe

Il messaggio di Cristo nel mio sogno di bellezza

IL SOGNO

Tutto ebbe inizio da un sogno. Era il sogno di Dio…

…che prima ancora della creazione da sempre accarezzava e stuzzicava il suo grande Cuore: grande per amore, creatività, entusiasmo. L’amore Trinitario sognava un luogo meraviglioso da condividere, e senza riuscire a trattenersi, in una terra informe e deserta dove le tenebre ricoprivano l’abisso (Gn 1,1-2), lo Spirito iniziò a mettere ordine nel caos. Dio immaginò l’uomo e la donna, le sue stupende creature che tanto gli somigliavano, passeggiare in quel giardino meraviglioso che il suo Spirito d’Amore andava creando; deliziato, s’immaginò discorrere con loro e con loro condividere la sua eternità.
Gesù, ad un certo punto di quella storia d’Amore, fu il culmine del sogno.

Il Padre non si lasciò prendere dall’ira per il tradimento delle sue creature più belle, perché l’Amore era la sua unica debolezza. Allora si strappò il cuore dal petto e lo regalò all’umanità. Solo il suo Gesù, il figlio prediletto, poteva riportare le cose a posto. Il sogno era salvo. E quel Gesù, sognatore come il Padre, lo raccontò a chi lo volle ascoltare, e sulla sua Parola appose il sigillo dello Spirito, che con la sua potenza avrebbe continuato l’opera creatrice dell’Amore Trinitario. Nella sua opera di salvezza, Gesù, mentre ammaestrava guariva e donava tutto se stesso, sognava la sua chiesa che un giorno avrebbe sposato. “Come vorrei che questo fuoco fosse acceso!(Lc 12,49)

 “Il sogno è il desiderio di bellezza che vive nell’anima.”

Possono essere stati diversi i motivi perché ad un certo punto abbiamo spinto lo sguardo dentro l’abisso della nostra esistenza, soprattutto nel momento in cui il “fuori” ha iniziato a farci male.  Il dolore traccia una via nell’anima, un solco così profondo che difficilmente potrà essere colmato, ma ci fa ridestare il desiderio ardente di costruire bellezza intorno a noi. Quella strada dissestata che ci sta davanti, piena di buche, pietre aguzze, che ci spaventa perché dovremmo percorrerla a piedi nudi, è la nostra via maestra che porta ad una meta. 

E’ in quelle circostanze che, nelle profondità del nostro essere, il sogno si desta e inizia a brillare.

Realizzarlo diventa un bisogno primario per la nostra vita e lo poniamo all’apice di ogni altra necessità, custodendolo nel cuore come un tesoro inestimabile. Presto ci accorgiamo che la realtà in cui viviamo ha assunto un altro aspetto; la verità è che noi abbiamo iniziato a guardarla con occhi nuovi. E’ il sogno che ha cambiato “il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia” (Sal 29,12), perciò “la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia” (Sal 125,2).

Questo è il miracolo del sogno, e se vogliamo portarlo al suo pieno compimento dobbiamo metterci in cammino. Giacobbe, spinto dal grande desiderio di realizzare il suo sogno, partì immediatamente verso l’ignoto, forte della benedizione di Dio e delle sue promesse. (Gn 28,10-22) Certo, il cammino di quella strada dissestata è faticoso e spesso difficile, e quando la bruttura del dolore tenterà di incatenarci al “vecchio” oscurandoci le prospettive, la bellezza del sogno sarà il faro che ci spingerà avanti, quella nostalgia che ci farà alzare lo sguardo verso un orizzonte pieno di luce e belle promesse. E’ la voce di Dio che ci dice: “Alzatevi, andiamo!” (Mc 14,42)  e seguiremo la traccia che il sogno di Dio ha lasciato dentro ognuno di noi, la sua impronta (Eb 1,3).

Papa Francesco, in diverse occasioni ha invitato i giovani a non avere paura di “diventare artigiani di sogni e di speranza”, nonostante le dure prove della vita, dove i sogni rischiano di arenare e a poco a poco a sbiadire fino a spegnersi nell’amarezza delle disillusioni. Sognare è rischioso, certo! Perché il sogno “mette in crisi le vostre scelte…”  perché chi sogna va lontano.” E il vero rischio che, soprattutto noi adulti, corriamo è quello di “anestetizzarci” e fare della nostra vita solo un’occasione per soddisfare i piccoli bisogni quotidiani, con lo sguardo rivolto verso piccoli orizzonti che non vanno oltre il necessario, al massimo conditi da “sogni piccoli, miseri, che si accontentano del meno possibile.” Sono i sogni “della tranquillità, che addormentano,” sogni che non hanno né forma né consistenza.
Non è questo il progetto di Dio per la sua creatura prediletta.

I coraggiosi alzano lo sguardo e scoprono nuovi orizzonti. Spinti da quel desiderio di bellezza che li tormenta, che li rende incontentabili, perennemente inadeguati al quotidiano, si alzano e si mettono in cammino con un unico pensiero: realizzare il proprio sogno di bellezza, con  “Ardore e passione evangelica che generano l’ardore e la passione per Gesù. Memoria che possa risvegliare e rinnovare in noi la capacità di sognare e sperare. Perché sappiamo che i nostri giovani saranno capaci di profezia e di visione nella misura in cui noi, ormai adulti o anziani, siamo capaci di sognare e così contagiare e condividere i sogni e le speranze che portiamo nel cuore.” (Papa Francesco – Sinodo dei vescovi 2018)

“Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32)

Ad un certo punto del cammino, vedremo i nostri desideri cozzare e scontrarsi con la proposta di Dio. La passione che ci brucia dentro si opporrà violentemente a chi, in quel momento, ci sbarrerà la strada, a quel Dio che forse non mantiene le promesse.

E’ scesa la notte sul nostro cammino e il sogno ha cessato di brillare.

Se non buttiamo la spugna decidendo di tornare indietro, ci ritroveremo a menare pugni, a lottare con tutte le forze fino allo sfinimento, fin quasi a lasciarci la pelle. In quella lunga notte in cui ci giochiamo tutto (la realizzazione del sogno e quindi la bellezza della vita, il futuro), Dio, per l’altissima posta in gioco, ci farà vincere facendoci un grande dono: la Fede, quella che sposta le montagne. 

E con quella Fede, con le spalle alla notte appena trascorsa, la nostra lunga notte, ci lasceremo abbagliare dai primi raggi dell’alba del nuovo giorno, l’inizio della nostra nuova vita. Quale sarà lo stupore nello scoprire che la valle del pianto che abbiamo attraversato si è trasformata in una sorgente luminosa (sal 83) che irrora e ristora, lenisce e guarisce. Sarà ora di vivere il nostro sogno, da lì all’eternità.

E allora coraggio! Mettiamoci in cammino, con la certezza assoluta che il Signore dei cieli e della terra, che ci ama di un amore senza fine e che ci sostiene in questa grande avventura che è la nostra vita, Lui, l’Amore Trinitario è con noi tutti i giorni, in ogni momento, in ogni respiro, in ogni battito del cuore… sempre con noi fino alla fine del mondo! 

 

 

 

 

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